Carlo Stelluti - Non lasciamo la nostra citta' nelle mani di pochi
Che vittoria!
Il vento stava cambiando ed è cambiato. L’abbiamo percepito tutti durante la nostra campagna elettorale. Già il 17 marzo scorso nella assemblea di presentazione della nostra coalizione, che si accingeva ad aprire una campagna elettorale ritenuta da tutti difficile, avevamo intuito che il Berlusconismo e il retro della stessa medaglia, il leghismo,si erano avviati verso un lento declino. Dopo quasi vent’anni di promesse e di illusioni, di pensiero unico dominante, di politica del fare, senza valori, di facile prosperità per tutti, di ordine, di sicurezza, di libertà di fare ciò che si vuole fuori da qualsiasi regola, cogliamo lo scricchiolio di un’impalcatura culturale che sembrava immodificabile. E’ l’ideologia che si è formata negli anni ’80 proprio attorno alla “Milano da bere” che è arrivata al capolinea. E’ entrata in crisi la politica degli interessi personali e di casta. E’ la richiesta di rispondere alla crisi della democrazia con una maggiore partecipazione democratica e nel contempo il rifiuto del surrogato autoritario e populista, a tratti arrogante, che ci è stato proposto in questi anni, in nome di una maggiore efficienza. E’ la stanchezza della popolazione di essere considerata immatura a cui somministrare le informazioni che fanno comodo e tacere le verità. E’ il rifiuto di un continuo sconquasso istituzionale e il bisogno di certezze che derivano da una struttura dello stato stabile e condivisa. Probabilmente la misura era colma. Una forte richiesta di cambiamento è stata espressa attraverso il voto amministrativo, con risultati fino a qualche mese fa impensabili. E’ stato un segnale così generalizzato che non può essere ricondotto semplicisticamente ad un giudizio sull’operato degli amministratori, sulla robustezza delle candidature, sui toni più o meno suadenti, tenuti dai contendenti nella campagna elettorale.
I risultati elettorali della nostra città non sembrano aver colto questo bisogno di cambiamento, anche le stesse forze politiche non sembrano essere state sollecitate in tal senso, forse più inclini a rispondere alle pur importanti esigenze legate all’ordinaria amministrazione.
Dobbiamo chiederci a questo punto come ci dobbiamo attrezzare per raccogliere questa nuova sfida. Innanzi tutto occorre ridare primato ai valori nell’economia, nella società, nella politica. In particolare nella politica c’è un grande bisogno di pulizia, di lealtà, di onestà. Basta che queste caratteristiche vengano meno in una sola persona, perché si dica che i politici sono tutti uguali.
Il centro sinistra non sembra ancora completamente pronto a proporre quello che Padre Sorge definisce un “umanesimo nuovo che va al di là delle ideologie e delle divisioni, in nome del bene comune”. Occorre un grande sforzo corale, attraverso la ricomposizione di una larga coalizione, in grado di cogliere la nuova fase di ricostruzione culturale e politica.
Carlo Stelluti








